Libri senza fine

Nella mia libreria ho almeno 7 libri su 10 di cui non conosco il finale. Mi capita spesso di leggere appassionatamente un libro fino a circa ¾ e poi smettere. Forse perché sono una persona che si annoia troppo facilmente, oppure semplicemente preferisco lasciare la storia in sospeso. I finali, la maggior parte delle volte, non soddisfano le mie aspettative. Quando finisco un romanzo mi rimane solitamente un senso di vuoto per un po’. Ne sento la mancanza e spesso vorrei sapere come continua la storia. Mi succede anche con i film: i finali aperti mi lasciano l’amaro in bocca. Penso sia colpa delle serie tv, ci si affeziona ai personaggi e si vorrebbe seguire la storia senza fine, episodio dopo episodio, come i capitoli di un romanzo.
Ultimamente mi sono resa conto che le mie storie in sospeso sullo scaffale accumulano un sacco di polvere. Come fare quindi a conservare i libri guadagnando spazio e tempo, non dovendoli spolverare ogni settimana? Con un “E-Book Reader”, lettore per libri digitali.
Lo so, starai pensando che il fatto di poter girare le pagine, che l’odore della carta stampata e la bellezza di una libreria piena, valgono i pochi minuti spesi a spolverare e riordinare.
Ma ti assicuro che un buon E-Book Reader ha i suoi grandi vantaggi.

In fondo non importa come, quello che conta è leggere.

I marchi eco-amici

Come promesso, eccoti un elenco di pagine web con al loro interno una lista di marchi eco-friendly:

In generale, la produzione di questi vestiti avviene nel totale rispetto dell’ambiente e degli animali. Per la lavorazione vengono utilizzati materiali prodotti in maniera biologica ed eco-sostenibile, e solitamente gli impiegati di queste aziende vedono rispettati tutti i loro diritti.
Necessariamente, il costo di questi articoli è superiore rispetto a quelli prodotti in Bangladesh nelle condizioni di cui ho parlato nel precedente post. Il motivo è semplice: i costi di produzione sono più elevati, di conseguenza anche il prezzo di vendita. Sta alla coscienza di ognuno di noi decidere cosa comprare con lo stesso budget. Acquistare meno prodotti ma di qualità superiore aiutando delle aziende medio/piccole a sopravvivere, o acquistare una grande quantità di prodotti di qualità spesso scadente il cui mercato si basa sul mancato rispetto dei più basilari diritti umani?
Io la mia scelta l’ho fatta e la sto mettendo in pratica poco a poco, il mio primo acquisto eco-amico sono state un bel paio di snickers da Mi Pacha: https://www.mipacha.com

Let’s just think about it.

Il vero prezzo

Non sono mai stata una persona che spende tanti soldi in vestiti, scarpe e accessori. Mi è capitato più di una volta di arrivare fino alla cassa con un capo da comprare, per poi cambiare idea al ultimo minuto riportandolo sullo scaffale. Mi rendevo conto che non ne avevo veramente bisogno, che era solo un capriccio, quindi decidevo di spendere i miei soldi in modo migliore. Come per tutti quanti le opzioni più facili, veloci ed economiche per acquistare questo tipo di prodotti è andando nei negozi più famosi, presenti ovunque. Mi sono resa conto però che i prodotti che acquistavo a così basso prezzo duravano poco nel tempo, erano principalmente di tessuti sintetici ed erano praticamente tutti fatti negli stessi paesi. Ci fu un episodio in particolare che mi fece interessare alla provenienza di questi prodotti: come forse ricorderai, nel 2013 crollò il Rana Plaza in Bangladesh. Un palazzo di otto piani che sgretolandosi in pochi minuti causò la morte di 1’129 persone ed  oltre 2’500 feriti. Questo palazzo ospitava diverse fabbriche di abbigliamento. I proprietari hanno ignorato i vari avvisi di divieto di utilizzo della struttura in seguito a delle crepe formatasi a causa delle vibrazioni delle macchine da cucire.
Dopo questa notizia decisi di informarmi di più sulla produzione dei vestiti che compravo e  mi fu consigliato di guardare un reportage dal titolo “The true cost”. In seguito trovai altri articoli e documentari che mi fecero aprire gli occhi. Tutti questi prodotti a bassissimo prezzo costano così poco perché la loro produzione avviene in paesi poveri, e gli impiegati nelle fabbriche lavorano senza nessun tipo di tutela. Dopo l’incidente fu creato un accordo sulla sicurezza delle fabbriche e delle costruzioni in Bangladesh ma fu firmato solo da trentotto aziende e i lavori per la messa in sicurezza vanno a rilento.
Fatte tutte queste considerazioni, ho deciso che in determinati negozi non ci metterò più piede e che mi informerò prima sulla marca dalla quale decido di comprare qualcosa. Parlandone capita spesso di sentirsi dire: “beh, allora non si può più comprare niente da nessuna parte!” No, non è vero! Esistono soluzioni diverse e nel prossimo post ti lascerò qualche link utile.
Nel frattempo, se anche tu vuoi approfondire l’argomento, ecco dove puoi trovare qualche informazione:

Porsi qualche domanda può far paura, ma a volte diventa necessario.

Dove ti butto?

Tengo molto al rispetto dell’ambiente in generale, e sono sempre interessata a tutte  le belle iniziative volte al riutilizzo dei materiali di scarto. Quindi ho deciso che tutti i vestiti eliminati dal mio armadio dovranno in qualche modo essere utili a qualcuno. Partendo quindi dal presupposto che non avrei buttato nulla nel sacco nero dei rifiuti, ho fatto alcune ricerche sulle varie possibilità che ci sono in Svizzera per lo smaltimento dei vestiti.
Esistono tre categorie di vestiti usati:

  1. Quelli in buono stato che si possono donare in beneficenza
  2. Quelli un po’ rovinati, con qualche piccola macchia o qualche buco, il cui tessuto può essere riutilizzato
  3. Quelli troppo sporchi o troppo rotti che vanno buttati via

C’è anche la possibilità di rivendere i vestiti che sono stati indossati poco e che sono in perfetto stato. Ho trovato dei capi con ancora l’etichetta che metterò in vendita su qualche sito di annunci o in alcuni negozi dell’usato.
Tornando alle prime due categorie, ecco un breve elenco delle associazioni che raccolgono i vestiti usati in Svizzera.

  • Gruppo Texaid: Predispongono vari cassonetti sparsi per le città, nei quali ognuno può buttare i propri vestiti. Quando si tratta di grandi quantità, viene anche effettuata la raccolta a domicilio. Tutti i capi vengono smistati e quelli in buono stato vengono venduti come vestiti di seconda mano a paesi come Asia e Africa. I tessuti che presentano dei difetti vengono riutilizzati come strofinacci mentre quelli inutilizzabili vengono lavorati per creare materiale isolante e imbottiture varie. www.texaid.ch www.contex-ag.ch
  • Tell – Tex: Lavorano con lo stesso metodo del Gruppo Texaid. Inoltre con il ricavato degli indumenti raccolti sostengono gli enti assistenziali svizzeri. Collaborano anche con “Aiuto alla montagna” che fornisce aiuto in particolare alle persone che vivono nelle regioni di montagna. www.tell-tex.ch

Per quanto riguarda invece gli enti e le associazioni benefiche, ve ne sono di diverso tipo: le principali in Svizzera sono Caritas e Emmaus. Per la raccolta dei vestiti la Caritas mette a disposizione dei cassonetti come Texaid.
Ecco alcune linee guida su come scegliere e preparare gli indumenti da donare:
Ogni capo dev’essere pulito. Si raccolgono indumenti e biancheria intima per ogni sesso ed età (anche abbigliamento in pelle e pellicce). Per quanto riguarda le scarpe dovranno essere pulite e legate a coppie. Oltre ai vestiti, è possibile donare biancheria da tavola, da letto (anche trapunte e piumini) e per la casa, oltre a accessori come borse e cinture. Il tutto dovrà essere confezionato in sacchi ben chiusi.
Sapendo che ciò che non utilizzo più può essere utile ad altri, grazie a queste iniziative, mi sento ancor più soddisfatta di aver svuotato l’armadio. Non vedo l’ora di andare avanti e liberarmi di altre cose, per me, inutili.

Continua..  

L’armadio

Questa mattina ho finalmente svuotato il mio armadio.
Ho separato i vestiti in categorie: pantaloni, magliette, felpe, gonne, eccetera. Poi per ogni categoria ho scartato in primis le cose che non mettevo da tanto tempo, indipendentemente dalla stagione. Poi, tra ciò che restava, ho cercato di selezionare quello che davvero mi piace e tutt’ora ricomprerei. Ho scartato addirittura dei regali e dei ricordi, perché piuttosto che tenere in un armadio una maglietta che non avrei mai messo, preferisco darle una nuova vita. Mi sono divertita a contare tutte le montagnette di vestiti per avere dei numeri che dessero forma al cambiamento: da 162 capi ne ho tenuti 104.
Dirai “beh, non è sta gran rivoluzione”. Infatti sí, hai ragione. Ma lo scopo di questo mio viaggio non è rimanere senza niente. Lo scopo del minimalismo non è rimanere solo con lo stretto necessario, ma rimanere solo con le cose che più ci piacciono e ci gratificano. Quindi, siccome ho una certa fissazione per i blazer, ho preferito tenerne di più in percentuale rispetto al resto, e mettere da parte invece tutti quei pullover neri, ad esempio.
Sono poi passata alle scarpe: da 31 paia a 16. Il cassetto degli accessori: sciarpe, cuffie, borse, zaini. Infine i cassetti dell’intimo: praticamente ridotti a 10 paia di mutande, di calze e di collants.
Adesso la domanda è: che cosa me ne faccio dei 58 capi e delle 15 paia di scarpe che ho scartato?
Giusto il tempo di qualche ricerca, e ti farò sapere.

A domani.

 

Sii di più, con meno

“Be more with less”
Con meno vestiti, meno decorazioni, meno oggetti, meno mobili, si spreca meno tempo a pulire e riordinare. Con più tempo a disposizione, ci si può concentrare sulle cose che sono veramente importanti, quelle che si ama fare. Concentrandosi di più sulle cose che si ama fare, si è quindi più felici. Semplice no?
Per non parlare dei soldi: più si entra nell’ottica del minimalismo e meno si sente la necessità di comprare oggetti inutilmente. Comprare cose solo per il puro piacere di spendere soldi, senza avere davvero bisogno dell’oggetto in questione. Comprare vestiti perché ci sono i saldi, aggiungendo al mucchio che già abbiamo nel armadio quel paio di pantaloni in più solo perché ha delle sfumature diverse. Prova a contare quanti porta-candele hai in casa e rifletti su quante volte le hai accese quelle candele. Vale la pena stare a spolverarli ogni settimana?
Con questo non voglio dire che bisogna sbarazzarsi di tutti i porta-candele. Il concetto è: non continuare a sprecare il tuo tempo e il tuo denaro con oggetti che alla fine non contribuiscono veramente alla tua felicità. Se avere la casa piena di candele accese ti rasserena, ti rilassa e aiuta il tuo equilibrio, allora anche passare un’ora a settimana a spolverarle non sarà un problema. Se provi gioia e soddisfazione nel cambiare i pantaloni ogni giorno e ti puoi permettere di spendere tanti soldi in vestiti, allora viva lo shopping!
Io però ho deciso che quell’ora passata a spolverare la voglio utilizzare per leggere un libro perché le candele non le accendo mai. E che i soldi che usavo per comprare undici paia di pantaloni scadenti li voglio spendere per comprarne un paio solo ma di buona qualità.
Sii di più. Più libera di fare quello che ti interessa. Più serena e spensierata. Più concentrata su te stessa e le tue passioni.

Sii più felice con meno cose.

Unfollow

Avevo pensato di iniziare parlando del mio armadio, perché in effetti è stata la prima cosa a cui ho pensato quando ho finito di vedere The Minimalists. Quindi mi ero messa in agenda il lavaggio e la selezione dei vestiti per mercoledì. Nel frattempo avrei continuato a lavorare ai dettagli delle pagine del blog. Ma oggi è successa una cosa che mi ha sconvolto i piani ed è quindi da questo che voglio partire.
Ero sul tram in viaggio verso il lavoro, come al solito scrollando Instagram. Giravo tra i profili e le storie, ma la maggior parte delle cose che vedevo non mi interessava. Centinaia di foto e video di personaggi più o meno famosi che vivono le loro belle vite fatte di palestra, trucchi, costumi da bagno, serate in discoteca, eccetera. Più ne vedevo più pensavo: “ma che mi frega?”. Non mi importa di quello che fa questa gente durante le loro giornate, non mi importa quale marca di vestiti indossano o quale trucco chimico si mettono in faccia. Non mi importano le loro vacanze, gli hotel di lusso e le loro cene mondane. Inoltre mi sono chiesta: “perché continuare a vedere cose che oltretutto vanno contro alcuni dei miei principi?”. Non comprerò mai i vestiti che pubblicizzano, perché non condivido le politiche della maggior parte di quelle marche, e nemmeno i trucchi per gli stessi motivi.
Quindi sono andata tra i miei Seguiti e ho fatto un po’ di pulizia. Ho smesso di seguire tutte le persone famose delle quali guardavo storie e foto per ore. Quasi 200 personaggi che sicuramente da un lato stimo ma con i quali non ho più voglia di perdere tempo. Non ho più voglia di spendere un’infinità di minuti con gli occhi fissi sul cellulare a fare qualcosa che non mi porta nessun beneficio.
Questo è uno dei principi del minimalismo: una cosa non ti serve? non ti fa stare bene? non ne trai alcun beneficio? allora sbarazzatene.
Ed è così che ho iniziato, senza neanche rendermene conto del tutto, ad indirizzarmi verso questo nuovo cammino.
Funzionerà? Non ne sentirò la mancanza?

Stay tuned.