Yogurt fatto in casa

Anche tu mangi chili di yogurt? Io si. Calcolando che un vasetto di yogurt sono circa 180 gr, uno yogurt al giorno fanno in un anno 65.7 kg! Ognuno di questi vasetti di yogurt è di plastica, quindi viene automaticamente buttato nel sacco nero.
La mattina dopo essere andata alla prima conferenza di Zero Waste Switzerland sul cibo e le bevande, ho deciso che avrei dovuto trovare una soluzione Zero Rifiuti per questo latticino, che è l’alimento che consumo di più tra tutti. Quali alternative avevo?

  1. Comprare yogurt in vasetti di vetro: difficili da trovare se si cerca semplice yogurt bianco, molto più costosi di quelli nel vasetto in plastica, e il vetro va comunque gettato via.
  2. Comprare yogurt sfuso al negozio di prodotti sfusi, riempiendo direttamente il mio barattolo di vetro: abbastanza costoso e il negozio in questione non è molto vicino a casa.
  3. Produrre lo yogurt a casa: facile, veloce, con pochi rifiuti ed economico.

Ho acquistato una yogurtiera con la quale posso produrre 7 vasetti di yogurt in un colpo solo, che bastano per una settimana. Per la prima volta ho dovuto comprare uno yogurt già pronto (oppure si possono usare i fermenti lattici liofilizzati) e 1L di latte, per le volte successive si può riutilizzare uno degli yogurt già prodotti, al posto di comprarlo nuovo. Per quanto riguarda il latte, le alternative sono due: la più Zero Rifiuti è quella di andare direttamente dal lattaio e farsi riempire la propria bottiglia di vetro, altrimenti si trova del latte a lunga conservazione in contenitori che si possono riportare al punto vendita per essere riciclati.
Per produrre lo yogurt ho fatto scaldare leggermente il latte, ho aggiunto lo yogurt, l’ho versato nei vasetti di vetro e l’ho messo a riposo nella macchina. Dopo 7 ore lo yogurt era pronto e l’ho fatto raffreddare in frigo prima di consumarlo.
Con un po’ di organizzazione nelle tempistiche si riesce ad avere ogni settimana yogurt fresco, senza creare quasi alcun rifiuto. Per quanto riguarda il risparmio, ho fatto alcuni calcoli. L’investimento iniziale per la macchina è di CHF 60.00; un vasetto di yogurt biologico, qualitativamente simile a quello che mangio adesso, mi costava CHF 0.65 (uno al giorno, per un anno = CHF 237.25). Aggiungendo un litro di latte ogni settimana (1.80 CHF), lo yogurt prodotto in casa mi costa CHF 0.41 al giorno. Quasi CHF 90.00 al anno risparmiati, che anche se non è molto, è comunque qualcosa.
Vi direte, chi me lo fa fare di occupare il mio tempo producendo lo yogurt per risparmiare solo CHF 90.00 al anno, quando posso andare comodamente al supermercato e comprare quello già pronto? Ed è proprio questa la domanda che bisogna porsi prima di iniziare questo percorso: sono disposto a cambiare le mie abitudini, impiegando il mio tempo in modo diverso, per un minimo risparmio di soldi? La risposta è che non bisogna solamente calcolare i soldi risparmiati, ma soprattutto i rifiuti risparmiati: quei 365 vasetti di yogurt che non occuperanno più la mia spazzatura e che quindi non dovranno essere prodotti, distribuiti ne smaltiti dalle grandi industrie.

Nel prossimo capitolo ti parlerò di quanto fa bene al cuore fare la spesa al mercato il sabato mattina!  

Ma quanta roba buttiamo?

Secondo la Banca Mondiale, nel 2016 nel mondo sono state prodotte 2.1 MILIARDI DI TONNELLATE di rifiuti solidi urbani (domestici e commerciali). Ogni persona sul pianeta quindi ha prodotto circa 740 gr di rifiuti al giorno. Quasi un chilo di spazzatura ogni 24h. Noi che viviamo nella parte industrializzata del mondo, e che rappresentiamo solo il 16% di tutta la popolazione, produciamo più di un terzo dei rifiuti del globo. I paesi che si stanno industrializzando però ci raggiungeranno a breve e, se il trend non cambierà, si prevede che nel 2050 i miliardi di tonnellate l’anno saranno 3.4. Questa enorme quantità di rifiuti contribuisce al inquinamento  di tutti gli ecosistemi del pianeta, danneggiandone gli abitanti e l’ambiente. Ma non è tutto, infatti vi sono anche le emissioni di anidride carbonica rilasciate durante tutta la vita di ogni singolo prodotto (produzione, distribuzione, utilizzo e smaltimento). Sono i cosiddetti “scarti nascosti”, la parte sotto dell’iceberg, e rappresentano il triplo del volume rispetto al oggetto in sé.
In generale, la produzione di un oggetto comporta quasi sempre l’utilizzo di una macchina,  che per funzionare necessita di energia, e il processo di recupero dell’energia crea inquinamento. La macchina lavora dei materiali che a loro volta sono stati recuperati da qualche parte. Una volta che il prodotto è finito va distribuito, ovvero trasportato, ed il trasporto genera a sua volta inquinamento. Quando l’oggetto in questione avrà terminato la sua vita dovrà essere smaltito, e il processo di smaltimento è in ogni caso inquinante, che si tratti di un oggetto riciclabile o meno.
Fatte queste considerazioni, alla domanda: meglio usare un rotolo di carta da cucina o utilizzare degli stracci, malgrado questi dovranno poi essere lavati, la risposta diventa logica se si pensa a quanta energia, quanto inquinamento e quanti scarti vengono prodotti durante il ciclo di vita di un rotolo di carta da cucina. Oltretutto, i panni sporchi nella cesta vanno lavati prima o poi, quindi molto meglio aggiungerci qualche straccio piuttosto che buttare via chili e chili di carta da cucina non riciclabile.
Sulla base di questo ragionamento e considerati i dati raccolti, ho deciso che mi impegnerò per ridurre il più possibile ogni tipo di prodotto monouso, per trovare alternative eco-sostenibili a tutti i prodotti di uso quotidiano e per adottare uno stile di vita che riduca al minimo la quantità di scarti.

Nel prossimo capitolo ti parlerò del mio primo passo: lo yogurt fatto in casa.

 Fonti:
https://www.internazionale.it/notizie/2018/10/12/sopravvivere-rifiuti
http://www.worldbank.org/evn/topic/urbandevelopment/brief/solid-waste-management

Prefazione

Ciao, mi chiamo Luna e questo è l’inizio di un viaggio.
Premetto che non so scrivere benissimo; nei temi di Italiano ho sempre preso sufficiente/discreto perché non so mai bene dove mettere le virgole. La ”H” peró, quella è sempre al posto giusto. Ragion per cui cercheró di far leggere i miei testi al mio fidanzato prima di pubblicarli (lui sí che va forte con queste cose).
Ci ho pensato per qualche giorno prima di avventurarmi in questo blog. Ho passato ore a leggere, informarmi, comparare le diverse opzioni e alla fine ho optato per la scrittura. I video, sí, sono fighi, ma bisogna anche essere capaci a parlare, avere il tempo poi di “editarli”, prepararsi tutto il copione eccetera. E soprattutto, bisogna avere una certa autostima. La mia autostima, per ora, mi permette al massimo di nascondermi dietro questa tastiera e buttare giú i miei pensieri. Inoltre, scrivere ha il vantaggio di potersi correggere facilmente e di poterlo fare a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza disturbare nessuno.
Detto questo, si parte!

I viaggi negli ultimi anni sono stati una specie di fissazione. Dopo il liceo mi ero impuntata su l’idea di voler girare il mondo: vedere tutti i paesi possibili, conoscere persone, vedere tanti animali, ecc.
Ma il viaggio di cui parlo in queste righe è di tutt’altro tipo. Parlo di un viaggio interiore, di quelli che non ho mai fatto come si deve, di quelli che hanno l’obiettivo di farti cambiare, di riequilibrarti.
Ho quasi 26 anni, vivo lontano da casa e negli ultimi mesi sto mettendo in discussione tante cose della mia vita. Se faccio la somma degli obiettivi raggiunti finora, mi ritrovo con poco: un diploma, una buona e bella relazione con tutta la mia famiglia (malgrado la lontananza), pochi amici ma eccezionali, e un Amore grande.
Il mio lavoro e i miei hobby però non mi soddisfano più. Le giornate sono lunghe, noiose, sempre alla ricerca di qualche stimolo per passare il tempo. Il mio fidanzato mi riempie di gioia e vivere insieme a lui è la cosa più bella che potessi chiedere, ma quando lui non c’è tutto ritorna grigio. Sto capendo che questo grigiume dipende solo da me e, se voglio ridare un po’ di colore alla mia vita, sta a me fare il primo passo. Queste poche righe sono il mio primo passo.
Spero che questo viaggio mi porti lontano, mi faccia scoprire nuove cose, mi faccia ritrovare spensieratezza e felicità. Mi ridia un ritmo e degli obiettivi che possano finalmente dare un senso alle mie giornate.
Questo viaggio, che inizia oggi, si chiama Minimalismo.

A presto.