Progetto Zero Rifiuti

Ho deciso di cambiare il layout del blog. Trovavo che non rispecchiasse più l’immagine che volevo dare ai miei contenuti. Quando decisi di iniziare a scrivere, qualche mese fa, stavo passando un momento piuttosto grigio della mia vita e quindi anche i colori di questo diario erano spenti. Ad oggi ho voglia di colori nuovi. Sto affrontando una fase nuova, con nuovi obiettivi e nuove energie positive. Ho adottato un cagnolino che, oltre a non farmi dormire molto di notte, mi regala tanti momenti di risate e dolcezza. Inoltre mi sto lanciando in un progetto che oltre a regalare tanti stimoli giorno dopo giorno, contribuisce a pulire la mia coscienza e ad alleggerire il mio spirito:
Il Progetto Zero Rifiuti.
Rientrata dal mio viaggio nel magico nord, mi sono trovata in bucalettere un volantino di “Zero Waste Switzerland” che annunciava che il paesino in cui vivo si impegna a diventare il primo comune in Svizzera senza rifiuti (per intenderci, senza rifiuti non riciclabili, quelli del sacco nero). Ha da subito catturato la mia attenzione e mi sono informata sul progetto. L’associazione è nata con lo scopo di sensibilizzare le persone sul impatto del consumismo, della plastica e in particolare degli imballaggi spesso eccessivi. In generale, si pone l’obiettivo di mostrare delle tecniche per comprare di meno e farlo in maniera più responsabile, attraverso degli ateliers.
Da sempre la natura e gli animali sono la mia passione e vedere le conseguenze che i rifiuti e l’inquinamento hanno sul nostro pianeta mi da un forte senso di sconforto misto a frustrazione e rabbia. Vediamo quotidianamente foto e video delle montagne di rifiuti che si accatastano nelle città, delle isole di plastica che galleggiano nel oceani e degli animali che di conseguenza muoiono per la loro ingestione. Inoltre, la plastica e i prodotti chimici che inquinano l’ambiente ce li mettiamo addosso, li respiriamo e li mangiamo, con conseguenze dirette sul nostro organismo. I numeri che riguardano la quantità di rifiuti che produciamo sono impressionanti e non tendono a diminuire, bensì aumentano di anno in anno. Malgrado nei paesi più sviluppati abbiamo dei buoni sistemi di riciclaggio, purtroppo il consumo sfrenato a cui ci siamo abituati va ben oltre quel che sarebbe sostenibile in base alle risorse di cui disponiamo su questo pianeta . Inoltre, non esistono sistemi efficaci per riciclare tutti i tipi di materiali e il processo di riciclaggio produce a sua volta grandi quantità di rifiuti/inquinamento. Quindi sì, è già una buona cosa poter riciclare (soprattutto per vetro e carta che si riciclano al infinito) ma non è abbastanza per risolvere il problema. Secondo i dati raccolti dalla Banca Mondiale nel 2016, in tutto il mondo solo il 13% dei rifiuti viene riciclato.
L’unico modo per ridurre drasticamente i nostri rifiuti è quello, logico e sensato, di non produrne.
Grazie agli ateliers e alle riunioni a cui ho partecipato con questa associazione sto ricevendo molti consigli utili su come arrivare a ridurre drasticamente il numero di sacchi neri buttati nei containers.
Ho voglia di condividere qui tutto quello che sto imparando.

 

I marchi eco-amici

Come promesso, eccoti un elenco di pagine web con al loro interno una lista di marchi eco-friendly:

In generale, la produzione di questi vestiti avviene nel totale rispetto dell’ambiente e degli animali. Per la lavorazione vengono utilizzati materiali prodotti in maniera biologica ed eco-sostenibile, e solitamente gli impiegati di queste aziende vedono rispettati tutti i loro diritti.
Necessariamente, il costo di questi articoli è superiore rispetto a quelli prodotti in Bangladesh nelle condizioni di cui ho parlato nel precedente post. Il motivo è semplice: i costi di produzione sono più elevati, di conseguenza anche il prezzo di vendita. Sta alla coscienza di ognuno di noi decidere cosa comprare con lo stesso budget. Acquistare meno prodotti ma di qualità superiore aiutando delle aziende medio/piccole a sopravvivere, o acquistare una grande quantità di prodotti di qualità spesso scadente il cui mercato si basa sul mancato rispetto dei più basilari diritti umani?
Io la mia scelta l’ho fatta e la sto mettendo in pratica poco a poco, il mio primo acquisto eco-amico sono state un bel paio di snickers da Mi Pacha: https://www.mipacha.com

Let’s just think about it.