I marchi eco-amici

Come promesso, eccoti un elenco di pagine web con al loro interno una lista di marchi eco-friendly:

In generale, la produzione di questi vestiti avviene nel totale rispetto dell’ambiente e degli animali. Per la lavorazione vengono utilizzati materiali prodotti in maniera biologica ed eco-sostenibile, e solitamente gli impiegati di queste aziende vedono rispettati tutti i loro diritti.
Necessariamente, il costo di questi articoli è superiore rispetto a quelli prodotti in Bangladesh nelle condizioni di cui ho parlato nel precedente post. Il motivo è semplice: i costi di produzione sono più elevati, di conseguenza anche il prezzo di vendita. Sta alla coscienza di ognuno di noi decidere cosa comprare con lo stesso budget. Acquistare meno prodotti ma di qualità superiore aiutando delle aziende medio/piccole a sopravvivere, o acquistare una grande quantità di prodotti di qualità spesso scadente il cui mercato si basa sul mancato rispetto dei più basilari diritti umani?
Io la mia scelta l’ho fatta e la sto mettendo in pratica poco a poco, il mio primo acquisto eco-amico sono state un bel paio di snickers da Mi Pacha: https://www.mipacha.com

Let’s just think about it.

L’armadio

Questa mattina ho finalmente svuotato il mio armadio.
Ho separato i vestiti in categorie: pantaloni, magliette, felpe, gonne, eccetera. Poi per ogni categoria ho scartato in primis le cose che non mettevo da tanto tempo, indipendentemente dalla stagione. Poi, tra ciò che restava, ho cercato di selezionare quello che davvero mi piace e tutt’ora ricomprerei. Ho scartato addirittura dei regali e dei ricordi, perché piuttosto che tenere in un armadio una maglietta che non avrei mai messo, preferisco darle una nuova vita. Mi sono divertita a contare tutte le montagnette di vestiti per avere dei numeri che dessero forma al cambiamento: da 162 capi ne ho tenuti 104.
Dirai “beh, non è sta gran rivoluzione”. Infatti sí, hai ragione. Ma lo scopo di questo mio viaggio non è rimanere senza niente. Lo scopo del minimalismo non è rimanere solo con lo stretto necessario, ma rimanere solo con le cose che più ci piacciono e ci gratificano. Quindi, siccome ho una certa fissazione per i blazer, ho preferito tenerne di più in percentuale rispetto al resto, e mettere da parte invece tutti quei pullover neri, ad esempio.
Sono poi passata alle scarpe: da 31 paia a 16. Il cassetto degli accessori: sciarpe, cuffie, borse, zaini. Infine i cassetti dell’intimo: praticamente ridotti a 10 paia di mutande, di calze e di collants.
Adesso la domanda è: che cosa me ne faccio dei 58 capi e delle 15 paia di scarpe che ho scartato?
Giusto il tempo di qualche ricerca, e ti farò sapere.

A domani.